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giovedì 28 settembre 2017
Le «soft skill», ovvero i tratti personali che fanno la differenza - da IL GIORNALE DI BRESCIA

"Si è svolto ieri pomeriggio, nella sede di SeSvil in via Malta 12/B, la seconda parte dell’incontro «Le soft skill in azienda: come misurarle». Quello che, infatti,doveva essere un semplice meeting di qualche ora (venerdì scorso, ndr) ha generato interesse ed entusiasmo tali da richiedere un secondo appuntamento per dare risposte alle molte questioni aperte: quanto i tratti caratteriali di ciascuno di noi plasmano le nostre competenze lavorative? Quali profili personali sono più adatti per i diversi ruoli professionali? Possiamo davvero misurare le competenze trasversali e lavorative? Ne ha parlato Massimiliano Bergomi, consigliere delegato di SeSvil, che ha sottolineato come «questi temi generino tanto interesse perché toccano ciascuno di noi, nella parte più intima (quella caratteriale) e nella parte più sociale (quella lavorativa). Ecco perché tanti responsabili del personale sono interessati a conoscere più in profondità la tecnica di misurazione delle soft skill». Così sono definite tutte quelle competenze trasversali, ossia l’insieme di quelle abilità non tecniche che sostengono una partecipazione efficace sul lavoro, in quanto connesse a qualità, atteggiamenti personali, abilità sociali e gestionali. «Spesso - ha proseguito Bergomi - si rilevano difficoltà nel gestire collaboratori tecnicamente ineccepibili,macarenti nelle competenze personali. Spesso il processo di valutazione interno delle aziende è basato solo sulla verifica del sapere tecnico (hard skill), senza approfondire le caratteristiche personali che fanno poi invece la differenza. Oggi, in SeSvil, possiamo valutarle prevedendo il grado di successo di ogni candidato». Ma si possono misurare competenze così intangibili quali l’intelligenza emotiva, la motivazione, la leadership? «Ci sono strumenti oggettivi - ha concluso Bergomi - che permettono di verificare le soft skill del personale. Possiamo confrontare il livello di competenze con quello atteso, riducendo così il rischio di errore nei processi di selezione del personale e orientando anche la formazione nei casi di valutazione dei collaboratori».
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