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APPROFONDIMENTI» La consulenza per il recupero stragiudiziale del credito
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LA CONSULENZA PER IL RECUPERO STRAGIUDIZIALE DEL CREDITO

di Stefano Inverardi (Responsabile Divisione Tutela Credito di SESVIL srl)

E’ indubbio che la crisi economica ha avuto effetti anche e soprattutto sul livello di solvibilità delle aziende. Da un lato, a fronte di una riduzione dei ricavi non sempre è possibile agire per un proporzionale ridimensionamento dei costi, con la conseguenza di esporre l’impresa a rischiosi problemi di liquidità che si riflettono sulla loro effettiva solvibilità. Dall’altro l’accesso alla liquidità da parte delle stesse imprese è ridotto notevolmente.
Siamo quindi di fronte ad un circolo vizioso, ossia meno ricavi, costi spesso sostanzialmente invariati, minore liquidità e significativa difficoltà ad accedere ai canali di finanziamento. Il risultato è un aumento del contenzioso, che si esprime in termini di un’aumentata e diffusa difficoltà ad adempiere i propri impegni economici.

Se si escludono quelle situazioni estreme ossia fallimento del debitore, truffe montate ad arte, obiettiva impossibilità a reperire risorse per pagare i debiti, l’attività di recupero stragiudiziale del credito può essere di notevole aiuto per ridurre quantomeno i tempi di riscossione dei propri crediti.
Quante volte abbiamo sentito dire “I clienti non mi pagano e io devo sostenere anche gli interessi passivi perché sto utilizzando il fido in banca….faccio da banca ai miei clienti…”
Se ogni azienda facesse il conto di quanto costa sopportare ingiuste dilazioni di pagamento, a fronte di un conseguente maggior utilizzo dei fidi bancari, si renderebbe conto di quanto sarebbe importante agire una efficace politica di tutela dei propri crediti.
Innanzitutto, vale la pena evidenziare quali alternative può avere un’azienda con un cliente che non paga.
La via tradizionale è rappresentata dallo studio legale, che generalmente si attiva con lettere per sollecitare il debitore ad onorare il proprio debito. Se la o le lettere non hanno alcun riscontro, lo studio legale non può far altro che suggerire, laddove vi siano i presupposti (si spera), l’azione legale mediante decreto ingiuntivo.

Una riflessione al riguardo va fatta. Innanzitutto, riteniamo che l’avvio di un procedimento legale vada valutato rispetto alle reali possibilità che il debitore ha di pagare quanto il giudice ordinerà e qui, se l’azione legale non è stata preceduta da una verifica del patrimonio del debitore e della sua effettiva disponibilità, il rischio di ricevere oltre ai danni anche le beffe è molto alto.
Se infatti il decreto ingiuntivo è destinato a un nullatenente o a una persona che ha sì la proprietà, per esempio, di un immobile, ma su questo grava un’ipoteca, il rischio di non ottenere nulla e doversi far carico anche delle spese è più che un rischio, un’amara certezza.

L’attività di recupero crediti in via stragiudiziale persegue un obiettivo che potremmo definire alternativo a quello dello studio legale.
Infatti, l’approccio di un’agenzia di recupero crediti, come Sesvil, prevede un costante e attento avvicinamento al debitore, ponendosi nei suoi confronti con la giusta risolutezza, ma anche esprimendogli possibili soluzioni per il pagamento del suo debito. Quindi, pur evidenziando chiaramente le conseguenze anche legali di un mancato pagamento, il professionista del recupero stragiudiziale deve, in un certo senso, agire ponendosi come il “facilitatore” per la soluzione del problema.
Si deve in questo caso considerare che non sempre il debitore effettivamente non vuole pagare, ma spesso non può, in quel determinato momento, adempiere. A maggior ragione, in questi casi il contatto con un’agenzia di recupero crediti può essere utile e ottenere risultati insperati.

La nostra esperienza ci convince a sostenere che il tempo, nel recupero del credito, gioca sempre a sfavore del creditore. Vediamo il perché.
Innanzitutto, se un debitore ha più posizioni debitorie, soddisferà senz’altro prima quelle per cui il creditore agisce attivamente per vedersi soddisfatti i suoi crediti, l’inazione quindi non giova certo al creditore, ma va a tutto vantaggio del debitore.
Inoltre, il tempo permette al debitore di correre ai ripari, per esempio occultando patrimoni, dichiarando fallimento, ecc. situazioni che di fatto complicano notevolmente l’azione di recupero.
Infine, attenzione alla prescrizione dei crediti, che di norma è decennale, ma con diverse eccezioni che riducono il termine di prescrizione fino a sei mesi (per esempio per le spese di albergo).
Quindi, la prima regola è di non indugiare nel far valere i propri diritti. E a poco vale, anzi se non a peggiorare ulteriormente la situazione, continuare a servire quel cliente inadempiente nella speranza che così paghi l’arretrato e ci permetta comunque di mantenerlo fra i clienti attivi: il rischio è di continuare ad aumentare il volume dell’impagato. Buona regola sarebbe, eventualmente, agire per persuaderlo a pagare il debito arretrato e continuare a servirlo a condizione di un pagamento anticipato o alla consegna.
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