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APPROFONDIMENTI» Il lavoro da una nuova prospettiva: il workaholism
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Apparirà probabilmente scontato affermare che interesse personale, passione e coinvolgimento soggettivo al lavoro rappresentano doti auspicabili in qualunque lavoratore, ciò che invece apparirà meno scontato è il sostenere come queste caratteristiche, quando portate all’eccesso, si configurino in una vera e propria patologia che prende il nome di workaholism o dipendenza da lavoro.
Più specificatamente il workaholism, come molte altre dipendenze comportamentali quali quella da internet o da shopping, è inserito nella più ampia categoria delle nuove dipendenze (new addictions) altrimenti denominate come dipendenze socialmente accettate.
Elemento distintivo di queste dipendenze è rappresentato dal fatto che esse non implicano l’uso di sostanze chimiche: oggetto della dipendenza è, infatti, un comportamento o un’attività lecita socialmente accettata; ciò nonostante esse presentano le stesse qualità di tutte quelle dipendenze che prevedono l’uso, ed abuso, di sostanze chimiche. Particolare attenzione deve essere fatta, poi, a non confondere il workaholic da colui che lavora duramente: nel soggetto workaholic vengono meno, infatti, tutta una serie di caratteristiche di chi, pur trascorrendo molto tempo nello svolgimento di attività lavorative ed impegnandosi con dedizione in queste, non ne diventa comunque dipendente. In particolare il lavoratore appassionato, ma non dipendente, utilizza il lavoro come mezzo per affermare se stesso relegandolo nello spazio psichico della passione, della motivazione e dell’interesse. Egli è dunque in grado di distinguere uno spazio – tempo professionale, nel quale collocare l’attività lavorativa, da uno spazio – tempo privato da dedicare al tempo libero. Tutte caratteristiche, queste, che non ritroviamo nell’individuo dipendente da lavoro. Un altro aspetto importante, di cui tipicamente il workaholic è privo, è la consapevolezza, la capacità di auto criticarsi e limitarsi. La mancanza di consapevolezza non fa che aumentare il rischio che l’identità personale dell’individuo finisca con il fondersi, e perdersi, nella sua identità professionale. In conclusione, possiamo considerare la condotta del dipendente da lavoro come caratterizzata da due aspetti fondamentali: la compulsione e l’assenza di appagamento. Per quanto riguarda la compulsione questa si manifesta con l’impossibilità, per il workaholic, di astenersi dal ripetere indefinitamente la propria routine di vita al punto che, secondo alcuni studiosi, “il dipendente da lavoro e la personalità di tipo A (individui con una notevole ambizione, insoddisfatti anche davanti al successo, ipersensibili alle più piccole critiche, caratterizzati da un continuo senso d’impazienza) sono variazioni sul tema ossessivo – compulsivo” (McWilliam,1994,p.304).
Questa condotta, tuttavia, non condurrà mai l’individuo ad una sensazione di appagamento: il workaholic sente dentro si sé l’imperativo di lavorare e questo non correla in alcun modo con il desiderio di ottenere un maggior guadagno monetario. Ancora una volta, quindi, ci troviamo di fronte ad un aspetto che accomuna questa dipendenza comportamentale con le altre forme di dipendenza: il fenomeno del craving. Il termine craving indica “un desiderio compulsivo, un’attrazione totale verso sostanze e/o situazioni ed esperienze, con perdita di controllo e passaggio all’atto”, all’individuo sfugge, quindi, il controllo sulla propria vita in tutte le sue sfaccettature: dalla sfera privata a quella riguardante l’ambiente socio – professionale.
Visto il contesto di chi scrive è interessante, a questo punto, condurre una breve analisi inerente gli effetti della dipendenza da lavoro nella vita lavorativa. Innanzitutto sarebbe erroneo credere che la dipendenza da lavoro rappresenti un fenomeno che possa riguardare esclusivamente manager, amministratori delegati, ceo e più in generale tutti coloro che si ritrovano ad occupare ruoli gestionali: soggetti a rischio possono essere anche coloro che rivestono ruoli esecutivi, operativi e marginali. Ovviamente a seconda del ruolo occupato gli effetti sulla vita lavorativa si manifesteranno in modi diversi. Generalmente il dipendente da lavoro non gode di una positiva percezione sociale a causa della sua preoccupazione e compulsione operativa che lo rendono inviso a molte persone: egli si trova pertanto in una posizione di isolamento sociale che egli stesso alimenta dal momento che non è interessato a trovare il tempo per curare i rapporti con i colleghi. Con i pari di livello, dunque, il workaholic si limita a relazioni inerenti esclusivamente la vita professionale; nelle relazioni verso l’alto, invece, egli può “presentare una maggiore sensibilità personale e tecnica ma sempre rivolta al fine della gestione dell’area professionale e al raggiungimento degli obiettivi”. Proprio per questa sua propensione ad evitare gli altri il workaholic rifugge il più possibile il lavoro in team nella convinzione che il parlare con gli altri non costituisca altro che tempo sottratto all’attività lavorativa. Non solo, ma i contatti sociali vengono prontamente evitati per il terrore di incorrere in giudizi inerenti la propria condotta. Quindi l’individuo dipendente da lavoro che non occupa posizioni gestionali tende a “cementare e chiudere il proprio ruolo, con un forte controllo, evitando confronti, al fine di continuare a lavorare con le proprie modalità ed i propri ritmi”.
La situazione diventa invece più complessa se il workaholic occupa un ruolo gestionale dal momento che, in questo caso, si apre il delicato problema relativo ai suoi stili di leadership. Questi ultimi si possono collocare lungo un continuum che va dallo stile direttivo e autoritario a quello lassista ed auto centrato. Nel primo caso l’individuo gestisce in modo rigido il luogo e i processi di lavoro, non è prevista l’innovazione, non è incentivata la collaborazione: tutto ciò che è “tipicamente umano” viene annullato, il dipendente da lavoro considera gli altri come “macchine”, tutto ciò che conta è il compito e il risultato non le relazioni interne e la comunicazione che, pertanto, viene completamente annullata. Nel caso di stile lassista e auto centrato, invece, ciò che lo caratterizza è la non gestione del gruppo di lavoro. Il workaholic, troppo impegnato nel cercare di condurre nel migliore dei modi il proprio lavoro, si comporta come se non avesse un team da gestire, rifuggendo le sue responsabilità. Tutto questo in seguito alla convinzione che l’organizzare ed il gestire il lavoro altrui non rappresenti che una perdita di tempo.
Ben lontani del ritenere questo breve approfondimento come esaustivo, ciò che in questa sede si ritiene fondamentale evidenziare è che se da un lato non si può sostenere che un ambiente di lavoro sano garantisca la presenza di lavoratori “sani”, dall'altro è possibile evidenziare la correlazione tra ambienti insalubri e malessere professionale e personale. (v. Sforza,2005).


Preti Jessica


RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI:
- “Malati di lavoro - cos’è e come si manifesta il Workaholism”, Andrea Castiello d’Antonio, cooper - 2010
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