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APPROFONDIMENTI» I meccanismi di difesa nel colloquio di selezione
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Qualsiasi tipo di colloquio-intervista implica un processo dinamico, di incontro tra due persone, all’interno del quale avviene uno scambio di informazioni e di conoscenze, che porta i soggetti ad avere una maggior conoscenza l’uno dell’altro. Nel caso del colloquio di selezione, è soprattutto il selezionatore ad essere interessato a raccogliere il maggior numero di informazioni sul suo interlocutore; il suo compito, infatti, è quello di valutare se questi sia idoneo o meno alla posizione per la quale si candida. Perché questa valutazione sia adeguata, è indispensabile che, oltre a reperire un numero sufficiente di dati (sia diretti che indiretti, sia verbali che comportamentali), il selezionatore sia in grado di tenere controllati quei meccanismi che possono alterare il corso del colloquio.
Già dall’inizio dell’interazione, in effetti, risultano inevitabilmente attive, sia per il candidato, che per il selezionatore, alcune modalità di funzionamento mentale, finalizzate al contenimento dell’ansia che la situazione del colloquio genera. Si tratta di quelle operazioni mentali che la psicologia dinamica definisce “meccanismi di difesa” e che vengono messe in atto in modo automatico, in misura individualmente diversa.
In termini molto generali possiamo indicare come “meccanismi di difesa” i vari modi adottati dall’Ego – a livello inconscio – per proteggersi dai movimenti affettivi dolorosi legati a qualche situazione spiacevole, di conflitto con se stessi e con gli altri. Attraverso tali processi mentali l’individuo realizza la strutturazione dinamica del proprio mondo interno e, di conseguenza, la propria forma di equilibrio anche con il mondo esterno.
I meccanismi di difesa che ciascun individuo può mettere in atto sono diversi e può esistere una rigidità più o meno accentuata nella scelta degli stessi meccanismi in situazioni diverse. Ne elenchiamo alcuni e rimandiamo a Trentini (1989) per una più estesa trattazione:

- Negazione: rifiuto di accettare e di ammettere l’esistenza di certe situazioni, desideri, pensieri che le risultano dolorosi o comunque spiacevoli, fino alla negazione di una realtà obiettiva;

- Proiezione: attribuzione a qualcun altro di una propria caratteristica, o di un proprio stato d’animo, che vengono successivamente percepiti come appartenenti a quella persona invece che a se stessi;

- Identificazione: assimilazione dell’immagine di una persona che porta a pensare, sentire, agire, nel modo in cui si reputa che quella persona pensi, senta e agisca;

- Razionalizzazione: costruzione di ragioni plausibili, che consentano di accettare su di un piano razionale, comportamenti e opinioni che non risultano accettabili sul piano affettivo o valoriale;

- Perfezionismo: richiesta a se stessi e agli altri, in ogni situazione, della più elevata qualità di performance. Per esempio, nella situazione del colloquio, il soggetto si dilunga inutilmente nei particolari, utilizzando un linguaggio eccessivamente forbito e preciso, con estrema pedanteria;

- Intellettualizzazione: conferimento di una strutturazione concettuale ai propri conflitti e alle proprie dinamiche emotive. Per esempio, ogni volta che tocca un argomento importante, il soggetto trasforma le ansietà in considerazioni intellettuali; spiega, interpreta, giustifica intellettualmente tutto;

- Formazione reattiva: sviluppo di atteggiamenti e comportamenti accettabili dal punto di vista sociale, che però esprimono esattamente il contrario degli impulsi rimossi;

- Ritiro emotivo: eccessivo distacco, dovuto al timore di farsi coinvolgere, in seguito ad una precedente esperienza penosa. Si manifesta con una molto ridotta responsività agli stimoli emozionali;

Le personalità “disturbate” o “deboli” sono caratterizzate dalla messa in atto di meccanismi di difesa rigidi, poco tollerabili da parte degli altri individui, gestiti con difficoltà nella relazione sociale, mentre negli individui con “ego forte” si trovano più correttamente quelli che taluni autori indicano come “meccanismi di adattamento”. Con questo termine si intendono quei meccanismi di difesa che permettono di mantenere un rapporto con la realtà buono e flessibile.
Ciò che determina la differenza rispetto ai meccanismi non adattivi, non è tanto la scelta di quale difesa, quanto piuttosto il come e il quanto (e soprattutto con che rigidità) un meccanismo viene adottato.
Inoltre, anche se i meccanismi di adattamento sono inconsci come ogni meccanismo di difesa, è di solito relativamente facile fare prendere coscienza al soggetto del fatto che li sta adoperando, mentre, negli altri casi “meno adattivi”, il soggetto offre forti resistenze nel riconoscere che sta utilizzando tali operazioni mentali.
Secondo Giancarlo Trentini – uno dei maggiori studiosi italiani del colloquio come metodologia d’indagine – i meccanismi di difesa dovrebbero essere approfonditamente conosciuti da ogni buon intervistatore, perché questi sia in grado di individuare quelli messi in atto dall'intervistato e, contemporaneamente, di riconoscere e gestire le proprie contromisure collusive o difensive.
Risulta particolarmente utile, durante la conduzione del colloquio, riuscire anche ad individuare un utilizzo anomalo di queste difese, che potrebbe testimoniare un’incompatibilità del candidato rispetto al profilo ricercato.
Senza una specifica preparazione nella gestione dei processi mentali messi in atto durante le interazioni, è possibile raccogliere informazioni solo su contenuti manifesti.



Sara Sandrini


Bibliografia

Trentini, G. (a cura di) Teoria e prassi del colloquio e dell’intervista. La Nuova Italia Scientifica, Roma 1989.

Cortese, C.G., Del Carlo, A. La selezione del personale. Dalla ricerca all’inserimento in azienda: come scegliere il candidato migliore. Raffaello Cortina Editore, Milano 2008.
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