Sesvil
APPROFONDIMENTI» Stress e fattori di rischio psicosociali
dot_page_green

La parola “Stress” secondo la definizione data da Hans Selye nel 1936, si riferisce ad un’alterazione dello stato di equilibrio dell’organismo indotto da vari tipi di stimoli interni o provenienti dall’ambiente esterno. A questi stimoli, fa seguito la cosiddetta “Sindrome generale di adattamento”, che consiste nell’insieme delle risposte che permettono di adattarsi alle condizioni stressanti, in particolare attraverso l’attivazione del sistema nervoso simpatico, con liberazione di alcuni ormoni tra i quali l’adrenalina, responsabile dell’aumento della pressione arteriosa, del battito cardiaco, dell’attenzione. Lo stress entro certi limiti può essere una risorsa, che ci permette di affrontare situazioni di “emergenza” con più energie, ma quando si protrae troppo a lungo nel tempo, può causare dei disturbi, sino ad arrivare a vere e proprie malattie.
Lo stress cronico da luogo a sintomi fisici e psichici:
• i sintomi fisici più comuni sono: mal di testa, ipertensione, tachicardia, extrasistole, aumento della sudorazione, disturbi gastro-intestinali, aumento o perdita di peso, dolori muscolari, stanchezza;
• tra i sintomi psichici si ricordano: insonnia, ansia, depressione, irritabilità, insoddisfazione, diminuzione della concentrazione e della memoria.

Il lavoro nelle società attuale può essere una fonte molto importante di stress, come è stato riconosciuto anche dalla Direzione Generale per l’occupazione e gli affari sociali della Commissione dell’Unione Europea. Nell’Unione europea, lo stress legato all’attività lavorativa è il secondo problema di salute più comune nel mondo del lavoro, dopo i dolori alla schiena, che colpisce quasi un lavoratore su tre. Lo stress sul lavoro può verificarsi in ogni settore e nelle organizzazioni di ogni dimensione, può colpire chiunque a qualsiasi livello.
E, comunque, diverse sono le ragioni per cui fronteggiare i rischi psicosociali. Negli Stati membri viene applicato un insieme di direttive europee mirate alla prevenzione dei rischi legati alla salute ed alla sicurezza sul posto di lavoro. In base a tali direttive, i datori di lavoro devono garantire che i lavoratori non siano danneggiati dal lavoro, né tanto meno dall’esposizione a rischi psicosociali e dallo stress da lavoro. Si è stimato che lo stress da lavoro causa agli Stati membri dei costi quantificabili in almeno 20 miliardi di euro ogni anno. Il costo non dovrebbe essere considerato solo in termini di effettiva perdita economica da parte delle organizzazioni. I costi socioeconomici sono considerevoli; i rischi psicosociali nuocciono alla società e agli individui.

Tra i principali fattori di stress in ambito lavorativo compaiono:
• quantità di lavoro assegnata eccessiva o insufficiente;
• tempo insufficiente per portare a termine il proprio lavoro in modo soddisfacente sia per gli altri che per sé stessi;
• mancanza di una chiara descrizione del lavoro da svolgere o della linea gerarchica;
• mancanza di riconoscimento o ricompensa per una buona prestazione professionale;
• impossibilità di esprimere lamentele;
• responsabilità gravose non accompagnate da un grado di autorità o di potere decisionale adeguati;
• superiori, colleghi o subordinati non disponibili a collaborare o a fornire sostegno;
• mancanza di controllo o di giusta fierezza per il prodotto finito del proprio lavoro;
• precarietà del posto di lavoro, incertezza della posizione occupata;
• essere oggetto di pregiudizi riguardo all’età, al sesso, alla razza, all’appartenenza etnica o religiosa;
• essere oggetto di violenza, minacce o vessazioni;
• condizioni di lavoro spiacevoli o lavoro fisico pericoloso;
• impossibilità di esprimere effettivamente talenti o capacità personali;
• possibilità che un piccolo errore o una disattenzione momentanea possano avere conseguenze gravi o persino disastrose;
• qualunque combinazione dei fattori summenzionati.

Poichè i danni provocati dallo stress sono in continuo aumento e comportano gravi problemi sociali ed economici, è necessario intervenire su vari aspetti adottando alcune misure, ad esempio:
• lasciare al lavoratore tempo sufficiente perché possa svolgere il proprio lavoro in modo soddisfacente;
• fornire al lavoratore una descrizione chiara del lavoro da svolgere;
• ricompensare il lavoratore per una buona prestazione di lavoro;
• prevedere modalità attraverso le quali il lavoratore possa esprimere le proprie lamentele e far sì che esse vengano prese in considerazione seriamente e tempestivamente;
• armonizzare il grado di responsabilità e il grado di autorità del lavoratore;
• esplicitare gli obiettivi e i valori dell’organizzazione del lavoro e adeguarli il più possibile agli obiettivi e valori personali del lavoratore;
• favorire il controllo del lavoratore sul prodotto finale del proprio lavoro e stimolare il giusto orgoglio per il risultato ottenuto;
• promuovere la tolleranza, la sicurezza e la giustizia sul posto di lavoro;
• eliminare i fattori di nocività di tipo fisico;
• individuare fallimenti e successi delle azioni passate e future di promozione della salute sul lavoro, le relative cause e conseguenze;
• imparare a evitare i fallimenti e a favorire i successi, proponendosi il graduale miglioramento dell’ambiente di lavoro e della salute.



Simone Cerini


BIBLIOGRAFIA

Argentero P., Cortese C. G., Piccardo C. (a cura di). Psicologia del Lavoro. Raffaello Cortina Editore. Milano, 2008.

Avallone F., Paplomatas A.. Salute organizzativa. Psicologia del benessere nei contesti lavorativi. Raffaello Cortina Editore. Milano, 2005.

sesvil