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APPROFONDIMENTI» La Comunicazione Non Verbale e il colloquio di selezione (1)
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Non vi è ormai più dubbio a riguardo del fatto che il comportamento non verbale possa venire etichettato con il termine di “comunicazione non verbale”. È infatti stato dimostrato da ormai molte ricerche scientifiche che i comportamenti non verbali sono in grado di inviare importanti messaggi nel corso di una comunicazione interpersonale, per questo costituiscono una componente assolutamente rilevante nei processi comunicativi.
Di frequente però si compie l’errore di considerare la componente non verbale della comunicazione come meno informativa rispetto a quella verbale.
In realtà la comunicazione non verbale possiede diverse funzioni:
- Esprimere emozioni - soprattutto attraverso il viso, il corpo e la voce.
- Comunicare atteggiamenti interpersonali - la vicinanza fisica, il tono della voce, il contatto fisico, lo sguardo, l’espressione del volto svolgono un ruolo fondamentale nell’instaurazione e nel mantenimento delle relazioni interpersonali.
- Accompagnare e sostenere il discorso - contatto oculare, cenni del capo e vocalizzazioni vengono utilizzate per inviare feedback, in assenza dei quali la comunicazione non potrebbe proseguire.
- Presentare sé stessi - la prima impressione si realizza soprattutto attraverso l’aspetto esteriore, la stretta di mano, il passo e, seppur in minor misura, la voce.
Nonostante ciò permane comunque un’assenza d’immediatezza nel cogliere la rilevanza comunicativa dei segnali non verbali da parte di chi è coinvolto in uno scambio comunicativo. Come mai accade questo? Essenzialmente questa tendenza è causata dalla nostra incapacità di porre attenzione a molti stimoli contemporaneamente. Le risorse cognitive che abbiamo a disposizione sono infatti limitate, questo significa che in un determinato momento abbiamo la capacità di processare non più di un determinato quantitativo di stimoli ed informazioni. Per questo se la nostra attenzione è focalizzata su quanto stiamo verbalmente trasmettendo al nostro interlocutore, non avremo più sufficienti risorse cognitive tali da permetterci di controllare intenzionalmente i nostri comportamenti non verbali.
Quello che a questo punto può apparire come un limite si trasforma però facilmente in una risorsa. Infatti, il fatto che spesso non sia possibile controllare intenzionalmente i nostri comportamenti non verbali li rende, conseguentemente, espressione di processi di natura automatica e quindi implicita. Molte ricerche, a riprova di ciò, hanno per esempio dimostrato che esistono significative correlazioni tra atteggiamenti pregiudiziali impliciti e comportamenti non verbali non consapevolmente controllati (es. tempi di conversazione, sorrisi, esitazioni o errori durante il discorso) (Mc Connel & Leibold, 2001).
Ovviamente parlare dei comportamenti non verbali esclusivamente in termini di comportamenti automatici comporta compiere una erronea sovrageneralizzazione determinata dal fatto che molte variabili possono intervenire nel moderare la misura in cui i comportamenti non verbali sono sottoposti al nostro controllo intenzionale, e quindi la misura in cui essi possono essere o meno espressione di atteggiamenti impliciti. I comportamenti non verbali sono infatti automatici soltanto quando intervengono quei fattori che riducono la quantità di risorse cognitive che il soggetto ha normalmente a disposizione. Tra queste si annoverano variabili come lo stress, la pressione temporale ecc.
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