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APPROFONDIMENTI» Il counseling organizzativo
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Il counseling nasce negli anni Cinquanta negli Stati Uniti e negli anni Settanta in Europa, in particolare nel Regno Unito (scritto “counselling”), come attività di orientamento e strumento di supporto dei servizi sociali.
Uno dei suoi primi campi di applicazione è stato il reinserimento dei reduci della seconda guerra mondiale nella società civile.
Il termine si può tradurre in italiano approssimativamente con la parole “consulenza”. L’etimo è latino e deriva dal verbo consulo, ossia “aver cura di, venire in aiuto di”.
Oggi il counseling è uno strumento di consulenza individuale ampiamente usato come pratica di supporto allo sviluppo delle persone anche nei contesti organizzativi (counseling organizzativo), in risposta al crescere della complessità e delle difficoltà ambientali. Le capacità richieste e gli ambienti lavorativi cambiano rapidamente e diviene sempre più rilevante la necessità di un supporto che aiuti le persone a riprogettare il proprio percorso professionale.
Il counseling organizzativo non cura la “patologia”, ma fornisce un supporto che ha l’obiettivo di stimolare e valorizzare le capacità delle persone di vivere in modo più integrato e soddisfacente.
Molto spesso, il counseling è confuso con altre attività come quelle del mentoring e del coaching, che si possono definire “cugine del counseling”.
Dal punto di vista tecnico, il counseling, mentoring e coaching sono forme di aiuto che si differenziano tra loro solo per l’area di applicazione: il counseling cerca di risolvere una determinata area problematica, il mentoring cerca di fornire una guida alla comprensione dell’organizzazione aziendale e delle sue regole, mentre il coaching cura l’acquisizione di conoscenze e capacità professionali critiche per lo svolgimento del lavoro.
E’ interessante ricordare che il termine “coach” deriva dal Middle English “coche” e corrisponde al termine inglese moderno “wagon” (carro) o “carriage” (carrozza, vettura). Un coacher può quindi rappresentare metaforicamente un guidatore di un veicolo che trasferisce una persona dal posto A al posto B desiderato.
Tornando al counseling organizzativo, possiamo dire che esso rappresenti una sintesi tra un intervento di aiuto individuale, di sviluppo professionale e la conoscenza delle tematiche del cambiamento e della cultura organizzativa, favorendo il confronto tra le parole chiave delle organizzazioni (cambiamento, prestazione, capacità, obiettivi) e le mappe cognitive ed emotive delle persone (esperienze, emozioni, cognizioni, memorie).
E’ sostanzialmente un’attività di cerniera tra la consulenza comportamentale e la consulenza organizzativa.
E’ senz’altro un processo delicato, poiché la richiesta di adattamento organizzativo può essere percepita dalla persona come un’intrusione sgradevole o come un’opportunità, infatti qui si gioca la professionalità del Counselor, che ha il compito di dare alla persona l’opportunità di scoprire un modo di vita più proficuo e finalizzato ad un più elevato standard di benessere (e quindi di maggior produttività per l’organizzazione), grazie alla possibilità di agire sulle sue risorse “sane” non ancora completamente utilizzate.
L’intervento del counseling è quindi un intervento di supporto, mirato a specifiche situazioni problematiche, con una durata piuttosto breve, focalizzato sul presente, che si esprime con colloqui individuali periodici con la/le persona/e coinvolta/e dall’organizzazione.
In ambito aziendale, le difficoltà lavorative che più frequentemente spingono l’organizzazione a coinvolgere i dipendenti in un progetto di counseling sono:

-la resistenza al cambiamento;
-la demotivazione;
-la gestione del tempo;
-le difficoltà relazionali;
-lo stress;
-la mancanza di concentrazione;
-la scarsa produttività;
-la conflittualità;
-l’assenteismo.

Il counselor deve quindi affrontare sia problemi che si originano dalla persona, sia problematiche che derivano dal rapporto tra organizzazione e persona, nonché provenienti dall’esterno di entrambe le entità.
Il punto critico del successo per il counselor organizzativo starebbe nel riuscire a conciliare i bisogni dell’organizzazione (efficacia, efficienza, risultati, ecc.) e dei dipendenti (benessere, soddisfazione, coinvolgimento emotivo, ecc.) inseriti nel processo di counseling.

Bibliografia
Gianluca Biggio, Counselling, metodi e applicazioni, Gangemi editore, Roma 2005
Gianluca Biggio, Il Counselling organizzativo, Raffaello Cortina Editore, Milano 2007
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