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APPROFONDIMENTI» Il lavoro a Milano: tendenze e prospettive (2)
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Milano è la prima città per produzione di vestiario. Sono oltre centotre mila le imprese attive in Italia nel settore della moda nel quarto trimestre 2004, il 2% di tutte le imprese italiane e il 16% di quelle manifatturiere. Ed è Milano la capitale del settore della moda italiana. Per quanto riguarda la confezione di articoli di vestiario e preparazione di pellicce, Milano è sola al comando con oltre tre mila imprese, pari al 7% della categoria. Ma il settore in generale segna il passo: in Italia, in cinque anni, dal quarto trimestre 1999 al quarto trimestre 2004, nel tessile e abbigliamento si è registrata una diminuzione di quasi tredici mila imprese, pari a -11%. E’ quanto emerge dal “Dossier moda: le imprese, le relazioni economiche e internazionali”, curato dalla Camera di Commercio di Milano attraverso il Lab. Mim sui dati del registro imprese e Istat.
Per quanto riguarda il fatturato, la provincia milanese è prima assoluta in Italia con circa sette miliardi, pari all’ 8% del fatturato nazionale. Con i suoi tre miliardi e mezzo di export e tre miliardi di import, Milano da sola costituisce il 9% delle esportazioni di moda italiana e il 14,2% delle importazioni. In particolare, il peso di Milano si fa sentire nel settore dell’abbigliamento e dei tessili, con il 10,6% delle esportazioni, mentre nel comparto cuoio e pelletteria conta il 5%.

Più tecnici e meno operai. Dirigenti, impiegati con elevata specializzazione e tecnici saranno figure molto ricercate. Si tratta di personale quasi esclusivamente laureato o diplomato, che viene assunto nella maggioranza dei casi con contratto a tempo indeterminato. Per questo gruppo, sembra contare più che in passato il possesso di esperienza lavorativa.
Aumentano delle professioni di livello medio alto e intermedio, collegate alle attività di definizione e attuazione delle strategie commerciali. Aumentano le professioni ‘high skills’ legate alla direzione e gestione dei processi produttivi (di beni e servizi) e al controllo qualità delle produzioni. Produzioni che, a conferma di crescenti fenomeni di delocalizzazione in atto nel settore manifatturiero, sembrano far riferimento sempre più ad unità esterne (o spesso anche estere), come testimonia l’incremento della domanda di professioni legate a fasi di assemblaggio e finitura rispetto a quelle “operaie” in senso stretto e l’incremento della domanda di addetti agli acquisti (quasi un terzo in più rispetto allo scorso anno).

Il contratto atipico piace: due lavoratori su tre sono soddisfatti della propria esperienza professionale, grazie alla possibilità di gestire autonomamente l’attività, il tempo e di acquisire nuove competenze. Ma non mancano le preoccupazioni, in particolare l’insicurezza economica che può ostacolare la scelta di acquistare casa o di mettere su famiglia: e così solo in un caso su sette un lavoratore atipico ha dei figli. La riforma Biagi è apprezzata soprattutto da chi svolgeva collaborazioni occasionali (ora limitate dalla riforma), mentre ha dei dubbi chi aveva un contratto interinale.

Sono sempre più richiesti i diplomati e i laureati, ma le domande sono: fare il ragioniere o il perito industriale? Laurearsi in economia e commercio o in medicina? Per i giovani che stanno per compiere la scelta del proprio indirizzo di studio, potrebbe essere utile considerare, oltre alle attitudini e preferenze personali, anche le reali possibilità di spendere la propria preparazione nel mercato del lavoro delle aziende private; l’indagine Excelsior 2005 ha tentato di fotografare questa situazione.
Delle circa seicentocinquanta mila assunzioni messe in cantiere dalle imprese italiane, secondo l’indagine, circa duecentoventi mila sono destinate a chi è in possesso di un titolo di scuola superiore.

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