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17/11/2020 - Approfondimenti

[CASO DI STUDIO] QUANDO IL CLIENTE TROVA DELLE SCUSE PER NON PAGARE IL DEBITO


Un’impresa edile nostra Cliente ha sollecitato per un anno e mezzo un cliente che, adducendo pretestuose contestazioni (ovvero delle scuse), non pagava una fattura di 9150 Euro relativa ad opere di sistemazione del tetto del garage.

 

Il nostro Ufficio Stragiudiziale è riuscito a risolvere il problema. Scopri come leggendo l'approfondimento...

 

 

Le Contestazioni Pretestuose (Scuse) del Debitore

Quando il debitore veniva sollecitato telefonicamente dall'Impresa edile a saldare la fattura lamentava inizialmente il costo, secondo lui elevato, dell'intervento di sistemazione, incurante di aver accettato un preventivo.

 

Nei solleciti successivi lamentava, sempre telefonicamente, rifiniture non eseguite a regola d'arte e infiltrazioni d'acqua nei giorni di pioggia.

 

Il nostro Cliente si rendeva disponibile a verificare sul posto i presunti vizi del lavoro, ma il debitore non si rendeva collaborativo nel consentire le verifiche e l'accesso al geometra incaricato dall'impresa esecutrice dei lavori.

 

Dopo diversi solleciti telefonici e una richiesta scritta di pagamento, inviata con raccomandata postale, il debitore continuava a rimanere inadempiente.

 

Siamo di fronte ad un caso di "inadempimento pretestuoso", che danneggia chi lavora e avvantaggia chi approfitta.

 

 

La Soluzione di Sesvil

Il nostro Ufficio stragiudiziale ha diffidato il debitore ad adempiere e riscontrata l’effettiva assenza di contestazioni, di vizi e difetti dell’opera, dopo un pronto confronto con lo Studio legale del debitore, ha concordato un pagamento, in due rate mensili, dell’intero importo reclamato.

 

Dal giorno dell’invio della diffida al debitore, da parte del nostro Ufficio stragiudiziale, al giorno dell’accordo fra Sesvil e lo Studio legale intervenuto su incarico del debitore, sono trascorsi venti giorni. Nei due mesi seguenti la vertenza si è chiusa con i pagamenti pattuiti.

 

Diversamente, ma sempre positivamente, si è conclusa un’altra vertenza per lo stesso cliente, che ha richiesto un anno e mezzo di tempo in azioni giudiziali, indagini commerciali e pignoramenti, per recuperare un credito di 40.000 euro.

 

 

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