Approfondimenti
09/11/2020 - Approfondimenti

[CASO DI STUDIO] RECUPERARE IL PROPRIO CREDITO GRAZIE ALL’INDIVIDUAZIONE E PIGNORAMENTO DEI BENI DEL DEBITORE.


Un decreto ingiuntivo e tre pignoramenti, preceduti da mirate informazioni commerciali-patrimoniali. Così una società nostra cliente, creditrice per una somma di € 40.000 verso il proprio debitore, è riuscita a recuperare il capitale, gli interessi maturati e tutte le spese sostenute.

 

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N.b.: a tutela della privacy dei soggetti protagonisti della vicenda utilizzeremo dei nomi immaginari

 

Nell’estate 2017 la Sig.ra Tiziana incaricava la ditta Gammar di completare la costruzione di un immobile recentemente acquistato al grezzo. L’impresa appaltatrice, eseguite le opere concordate, emetteva fatture per € 130.000. Tiziana versava acconti per € 90.000 e non il saldo di € 40.000; peraltro Tiziana, non ha mai contestato vizi o difetti dell’opera eseguita.

 

La società Gammar, dopo aver più volte sollecitato Tiziana, si rivolgeva al Tribunale il quale emetteva un decreto ingiuntivo nei confronti della debitrice. Divenuto esecutivo il decreto, Gammar notificava a Tiziana un atto di precetto con il quale le intimava di pagare capitale, interessi e spese legali, entro 10 giorni dalla notificazione dell’atto, avvisando che in caso di mancato pagamento si sarebbe proceduto con il pignoramento dei beni della debitrice.

 

Tiziana, però, continuava a non pagare nulla e, di conseguenza, la società Gammar procedeva a rintracciare i beni della debitrice ed a svolgere le iniziative necessarie a pignorarli.

 

In particolare, essendo venuta a conoscenza del fatto che la debitrice lavorava a tempo indeterminato presso la società Alfa, la società Gammar notificava alla società Alfa (datore di lavoro della debitrice Tiziana) e alla debitrice Tiziana un atto di pignoramento presso terzi (il pignoramento di un quinto dello stipendio). Il datore di lavoro, dal giorno in cui riceve la notifica dell’atto di pignoramento, è tenuto ad accantonare a favore del creditore Gammar, le somme o le cose da lui dovute alla debitrice Tiziana nei limiti dell’importo del credito precettato, aumentato della metà.

 

Quindi il Giudice assegnava alla società Gammar tutto quanto accantonato e ordinava al datore di lavoro di versare mensilmente al creditore Gammar la quota di un quinto dello stipendio sino alla concorrenza del debito (capitale, interessi e spese legali) e il quinto del Trattamento di Fine Rapporto in caso di cessazione del rapporto di lavoro.

 

Posto che il creditore non veniva completamente a soddisfarsi con il pignoramento del quinto dello stipendio, decideva di procedere con un ulteriore pignoramento e, precisamente, con l'espropriazione mobiliare presso il debitore, espropriazione che avviene con un acceso dell’Ufficiale Giudiziario presso la residenza del debitore (o la sede se impresa). Nel caso descritto, l'ufficiale giudiziario pignorava presso l'abitazione della debitrice beni per circa € 13.000, tra cui un motoveicolo BMW, gioielli e quadri, e trattandosi di beni di valore, il creditore Gammar chiedeva l’assegnazione a sé stesso, anziché la vendita. Con l’assegnazione il creditore diviene proprietario dei beni pignorati.

 

Poiché nemmeno con il pignoramento di tali beni si sarebbe completamente soddisfatto, il creditore decideva di procedere con il pignoramento del veicolo di proprietà della debitrice, una Fiat Cinquecento immatricolata nel 2018, ordinandone la consegna all’Istituto Vendite Giudiziarie e consentendo alla creditrice di entrarne in possesso.

 

Ecco come con un decreto ingiuntivo e tre pignoramenti, preceduti da mirate informazioni commerciali-patrimoniali, la società Gammar, inizialmente creditrice nei confronti della Sig.ra Tiziana della somma complessiva di € 40.000, ha potuto recuperare il capitale, gli interessi maturati e tutte le spese sostenute.

 

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